INTRODUZIONE


“Fidarsi delle donne!...” mi direbbe qualcuno di voi.

Beh, che volete, ognuno raccoglie ciò che ha seminato; e poi, non c’è più da piangere sul latte versato. In effetti, non ho nessun rimpianto; e se ritornassi indietro, rifarei la stessa semina. E se il latte è stato rovesciato per terra, si pulirà... Non è poi la fine del mondo! Certo, dispiace vedere che non tutto quello che hai seminato cresce come bontà. E certamente, vedersi rovesciare il latte per terra, non fa sempre tanto piacere. Ma sapevo che tra le possibilità c’era anche questa. Non ero impreparato. Ero disposto anche a vedere che mi avrebbero rotto le uova nel paniere. Tuttavia, non mi sono fermato. Ho proceduto, ho guardato alle tante cose belle che crescono, ai progetti e alle attese, che pur attraverso le traversie e gli ostacoli, si sono realizzati. E sono sereno, anche se in questa serenità non dimentico la triste realtà in atto: un alto tradimento. E la domanda potrebbe essere: e stai a guardare? No. Ho reagito, subito. Ho preparato, pazientemente, un’esperienza rinno vante, un riferimento efficace, un progetto di revisione di ciò che è in atto. E per questo ho scelto ancora... Beh, non guardate mi così... Ma così è, che ci posso fare? Perlomeno, sono stato coerente. Sono ripartito dalla stessa realtà. Risultato? “Fidarsi delle donne!...” ora ve lo ridico con gioia.

AVE...


“Ave”

Un calice

Calice: un bicchiere che dalla bocca va restringendosi
verso il fondo, sostenuto da un piede a base rotonda.
Calice: vaso sacro.

(M.) Da noi, di calici non ce n’erano proprio. C’erano
delle coppe, e non erano certo di vetro. Nelle case di allora, tutto era molto più semplice. Mi piace però quest’immagine del calice di oggi, per ché mi fa venire in mente di quand’ero bambina e giocavo - da qualche parte lo si fa ancora - saltellando con attenzione delicatissima su un piede. Quanta attenzione a stare su quel piede, quanta percezione di fragilità, quanta era l’attesa e la concentrazione prima di fare un altro salto! Un piccolo salto, sì, ma quanto era importante! Un saltellare tremolante, ma quanta gioia, quanta soddisfazione, e quanto entusiasmo! Un calice. Già mi pareva proprio di esserlo, questo calice. Più tardi compresi anche di essere un calice sacro, un recipiente da usare per qualcosa di più grande di me, dei miei progetti, delle mie attese. Compresi, pian piano, giocando, che in quel gioco entrava in gioco qualcosa di più grande, di troppo grande per me, di misterioso e insieme affascinante. Sentivo di essere in gioco per qualcosa di sacro, appunto. C’era in ballo, oltre al mio gioco, qualcosa di più. Troppo di più, per poterlo vivere da me sola. Troppo di più, confrontandomi col gioco delle altre. Capivo che quel gioco sacro non poteva più continuare ad essere sostenuto solo dal mio piede.

(L.) Io sono un calice.
Alla mia bocca si accostano le labbra di tutti. E vi trovano piacere e senso. E ne sono altamente e sommamente ripagati, in me. Chi può rifiutare una simile offerta? Per chi la rifiuta, il risultato è: bere al calice della sofferenza e dell’amarezza. Impossibile dirmi di no. Io sono il sì di oggi, e di tutto. Calice, e sacro. Non c’è niente e nessuno più sacro di me, oggi. Considera: quale la cosa che tu desideri di più, oggi, se non me? Osserva: in quale persona oggi non mi brami, non mi pensi, non mi desideri? Io sono il sacro calice dell’umanità. Chi gioca con me è sempre vittorioso, altamente vincente, sprizzante vittoria. Chi gioca con me ottiene, trova, ha. Se giochi con me godi, altrimenti - provaci - ti senti che senti di niente. Io sono il calice sacro dell’efficacia dell’umanità. Della sua vita. Inattaccabile, inafferrabile, indistruttibile, imperituro, infrangibile: ecco le caratteristiche del mio essere calice. Sto in piedi anch’io, ma sui due piedi, in ogni situazione. Mai barcollo, mai in bilico, mai in pericolo. Sicurezza e stabilità rocciosa, se sei con me. Non solo gioco, io, ma faccio festa. Calice di festa, di gioia, di bellezza, di occasioni per nuova festa. Ecco che calice sono, io.

MARIA...


“Maria”

Un calice di cristallo

Cristallo: un vetro per un’occasione speciale.
Cristallo: come il ghiaccio.

(M.) Il mio nome mi apparve, allora, a poco a poco,
come il delinearsi di un progetto e di una realtà. Un progetto
tutt’ora in atto, e con me come riferi mento importante,
anzi essenziale. Essenziale perché ne sono sempre stata
interpella ta, in modi diversi.
Un progetto che con la mia risposta si fa anche realtà
nuova. Una situazione, questa, speciale, non di tutti i giorni.
Anche se nel suo realizzarsi mi ha interpellato ogni
giorno nel quotidiano.
Una situazione che, partendo dal mio nome, si amplia e
si realizza anche in altri chiamati, e con altre chiamate.
Interpellati per una speciale occasione: ecco cosa
abbiamo in comune.
Questa nuova realtà che si va delineando è resisten te
come un blocco di ghiaccio. Ma allo stesso tempo la puoi
veder sciogliersi nell’oggi, trasformandosi in acqua pura.
Basta poco. Un poco di calore. Di amore. Mentre prima,
all’inizio di questa esperienza, sono stata chiamata a rendere
solida come il ghiaccio, quasi granitica questa realtà,
oggi ne sono la solvente, colei che invita a sciogliere questa
realtà tra sformandola in acqua che ristora, purifica,
disseta e lava l’umanità.
Un’occasione ancora speciale, quella di oggi, e che
pure continua nella semplicità dello svolgersi quo tidiano
degli avvenimenti.
Il sentirmi chiamata, allora, cristallizzava in ghiaccio la
mia vita, rafforzandola. Il sentirmi chiamata, oggi, scioglie
da questo cristallo quel l’acqua benedetta che si irrora
sull’umanità. Il mio nome è di cristallo, perché lo sia
anche il tuo.


(L.) Ciò che conta è la forza, e quello che vedi. Il mio
nome è la forza che si vede. Invocami nella debolezza, troverai
la forza. Invocami nel buio, troverai la luce. Sono
unica. Non c’è né un’altra come me. Mira in alto, alla
“specialità”, alla qualità, all’occasio ne speciale.
Non mischiarti al vetro: sei di cristallo! Guarda la tua
dignità! Ammirala! Esaltala! Sei cristallo! Sei il meglio!
Sei per il meglio! Mantieniti forte vicino a me, unisciti a
me e saremo un blocco unico, cristallino. Niente ci scioglierà
mai. Nulla ci scalfirà. Non credi? Guardami: si è
forse sciolto qualcosa di me, anche solo una goccia, in
tanto tempo? Guarda al passato, guarda al presente: mi
hai visto forse sciogliermi? Mi avrai visto, al contrario,
crescere in solidità. E mi vedi tuttora ingigantire, ingrandire
e aumentare in blocco, e avere ancor più peso in questa
umanità. Unisciti, e sentirai l’ebbrezza. Altro che
ghiaccio! Un fuoco divampante, questa unione.
L’immagine del ghiaccio non regge minimamente nel confronto
delle nostre effusioni. Toccami, lasciati toccare.
Prova, e vedi. E giudica. Lo stai già sentendo, questo desiderio,
in te, non è forse vero?
Accontentalo, accontentati. È la tua chiamata alla vita.
Che aspetti? Di che hai timore?

Guardati attorno e considera: dov’è colui che vive?
Vai anche tu dove va lui: a me. Ti invito, ti aspetto con
ansia. “Vieni!” Lo senti chiamarti per nome?
Ascolta nelle cose che succedono, ascolta negli altri,
mettiti a guardare gli avvenimenti, e dı’ a te stesso: ecco,
là dove la vita trionfa, là sono chiamato.
Vieni! Vai! Vengo!

PIENA DI GRAZIA...


“Piena di grazia”

Un calice di cristallo, vuoto e/o pieno

Vuoto/pieno: vuoto per essere riempito, pieno per essere
svuotato.
Vuoto/pieno: vuoto di sé, pieno di altro.


(M.) Non mi è mancato nulla.

Anzi, ho sempre avuto in sovrabbondanza, a tal punto
che anche oggi effondo da me il contenuto di un vino,
impossibile a contenersi. Anche oggi mi rendo disponibile
a ricevere, per esse re sempre più disponibile a dare. È
versato in me e da me questo vino. È il vino della dolce
ebbrezza, quello che mi permette di donare, di saltellare e
di magnificare ciò che avviene dentro e attorno a me. È il
vino della umanità che magnifica, e che rende magnifica
l’umanità.
Non mi è mai mancato nulla, e proprio quando tutto è
crollato. Proprio allora sono stata sostenuta da quel vino
reso sangue, e proprio questo è il sostegno che effondo ora
da me.
Proprio quel vino reso sangue che scorreva a fiotti dentro
e attorno a me mi ha fatto toccare con mano la vena
della gioia, e mi ha permesso di risa lire al cuore pieno e
inesauribile della grazia. Già, proprio l’esperienza del
vuoto, mi ha dato il senso della pienezza.
Perché in quel momento ho constatato che, pieno o
vuoto, è tutto grazia.
Quanto più vedevo questa grazia non dipendere da me,
tanto più la vedevo in azione.

È questo il vino della grazia che l’umanità ancora stenta
a chiedere attraverso di me.


(L.) Oggi l’umanità è vuota di senso.
Io glielo posso dare, questo senso di tutto.
Io posso riempire, non lasciar vuoto il tuo bicchiere
della vita. Non rimanere a bocca asciutta, avvicinati.
Tutto è gratis! Si brinda! Si beve del buon vino, da me!
Pienezza. Il gusto pieno, il piacere appagante.
Questo ti è offerto, è gratis; e il più che puoi contenerne.
Io sono il senso di tutto.
L’umanità è triste, e io do la gioia. L’umanità è sofferente, io do il piacere. L’umanità è accasciata, e io la faccio
ballare.
Non lasciarti mai prendere dal vuoto! Sii sempre pieno,
nella pienezza! Attingi alle fontane che ti ristorano. Ne ho
cosparso il mondo.
Non ti mancano. Se ti senti svuotare, riempiti di vino.
Del mio vino.
Sarai subito in pienezza. Un vino effervescente, frizzante,
il mio. Come lo distingui?
Assaporalo, come si fa col buon vino: con i sensi. Lo
annusi, lo assapori sulle papille della lingua, e se è buono
lo bevi. Altrimenti, se non va ai tuoi sensi, gettalo! È un
vino falso e adulterato, che ti fa solo male.
Il mio vino non fa male, fa sempre bene!
Bevi, bevi, bevi, per dimenticare! Già: il mio vino ti fa
dimenticare tutto ciò che non va, che ti è malanno, e ti fa
immergere in una piacevole gioia.
Non lasciartelo mai mancare, questo vino.

Te l’ho messo alla portata, l’ho portato nella tua cantina, nel luogo più recondito di te: nel tuo cuore.
Basta aprire il rubinetto: scenderà in abbondanza. Fai
festa: la vita è una sola, non sprecarla!
Cogli l'occasione!

IL SIGNORE E' CON TE...


“Il Signore è con te”

Un calice di cristallo, vuoto e/o pieno, trasparente

Trasparente: lascia passare la luce.
Trasparente: non sé, ma attraverso di sé.

(M.) Un giorno, allora, se mi avessero chiesto: che avviene in te? Avrei solo potuto dire: non so, guardate e considerate da voi stessi.
Oggi, se mi ripetessero la domanda, risponderei: ora, io
lo so. Ma voi, guardate e considerate da voi stessi. Mi
attribuiscono messaggi, rivelazioni, segreti, richiami,
ammonizioni e perfino miracoli. Ma che posso dire, se
non guardare con rammarico, ripe tendo, inutilmente, agli
uomini: non sono cose mie, non sono cose mie. Non io,
non io... È l’unica tristezza che mi accompagna da sempre,
questa.
Vedere che mi fanno famosa della fama umana, che
ingigantiscono tutto di me, che fanno fare a me quello che
invece attraverso di me si fa. Vedere me e non più attraverso
e al di là di me. Questa è la tristezza che mi accompagna
nell’umanità di oggi.
La domanda: che avviene in te?, quella domanda che
da sempre mi sono augurata mi facessero, quasi nessuno
me l’ha chiesta. Oggi proprio nessuno.
Eppure, io vivo anche oggi domandandomi questa
domanda.
Non ho risposta, ve lo dico subito, fin d’ora.
Ma il chiedermi questo mi fa apparire di fronte ciò che
è il senso della mia vita. Questo chiedermi mi fa passare

la luce. E la passa all’umanità.
Certo, se l’umanità mi chiedesse questo, apparireb be
meglio anche di fronte ad essa non solo il senso della mia
vita, ma anche della sua.



(L.) Puoi chiedermi tutto, e avere da me tutto.
Basta metterti qui, davanti a me.
Ciò che desideri eccotelo.
Ciò che ancora non hai, lo cerchiamo insieme, io e te.
Fidati di me. Camminerai sul sicuro, nessun ostacolo ti
fermerà. Conta su di me, ti sarò sempre a fianco.
Anzi appresso.
Quell’amicizia che cerchi di vivere, in me la trovi
appieno.
Quell’amore che tenti di realizzare, in me trova il suo
apice.
Confida in me, non ti farò mai arrossire.
A testa alta, sempre.
Questo è il mio programma. E questo dev’essere il tuo.
Che si veda subito quello che sei e che vuoi. Subito.
Non far aspettare. Trasparenza.
È il massimo dell’efficienza.
Con me sarai sempre luminoso, un luminare, in ogni
senso.
Non filtrerà in te ombra di dubbio, né tentennamento
alcuno.
Te lo ripeto: vai sul sicuro.
Tutte le esperienze più concrete si riferiscono a me.
E a me concludono. Verifica.
Vai dove è diretta l’umanità, e vedrai me. Guarda nel cuore dell’uomo: mi vedrai lì. Osserva ciò che accade attorno a te: tutto parla di me. Questa è luce, è vita, è essere in pieno se stessi. Fatti valere per quello che sei. Non tardare. Non attardarti nei luoghi bui. Esci alla luce. Mostrati come sei!

TU SEI BENEDETTA...


“Tu sei benedetta fra tutte le donne”

Un calice di cristallo, vuoto e/o pieno,
trasparente, con un bollino

Un bollino: il sigillo della garanzia.
Un bollino: il segno dell’autenticità.

(M.) Sento su di me il segno della benedizione. Sento
attorno a me che mi chiamano: la bene detta.
Porto in me e fuori di me la benedizione, quasi un sigillo,
una garanzia. Il segno di una scelta e di una possibilità
per gli altri di scegliere, attraverso di me, la benedizione.
Benedizione: ecco l’attestato della mia presenza.
Benedizione: ecco da dove proviene l’attestato.
Benedizione: ecco quale attestato rilascio all’uma nità.
Benedizione: ecco il segno della nostra autenticità. Più
la benedizione si fa vicina, più la maledizione si fa lontana.
La maledizione non mi ha mai toccato, pur essen dovi
immersa, pur avendola vista passarmi sopra, sotto, attorno
e accanto. Pur rivedendola oggi, essa si fa sempre più lontana
dal mio cuore.
Perché la benedizione è garanzia crescente, e la maledizione
pure... ma sempre più lontana dal mio cuore. Ne
sono vicina, ne percorro le strade, il cuore del l’umanità
infangata in essa, con il segno della benedizione: me stessa.
Invito a benedire dove si maledice, invito a fare della
maledizione occasione per la benedizione, invito a trasformare
ciò che conduce alla maledizione in strada maestra
per la benedizione.
Attraverso il segno della croce. Il segno della croce,
primo segno dell’umanità benedetta.
La croce, segno di benedizione, l’ho vissuta fino in
fondo, sentendomi la marchiatura della libertà impressami
col fuoco sacro fin nel profondo dell’a nima, là dove ora
l’umanità può attingervi la pro pria benedizione.


(L.) Ho cosparso l’umanità di sigilli. Sono i miei marchi,
la mia pubblicità, il mio far vedere. Guarda, osserva,
segna nella mente quello che vedi fuori dalla mente.
Imprimiti dentro i segni che vedi fuori di te.
Troverai una profonda corrispondenza tra ciò che è
fuori e ciò che è dentro: felicità. Ho impresso i segni della
mia presenza su ogni cosa e in ogni persona. Tutto è contrassegnato da me. È un marchio inconfondibile: piacere.
Fai quello che ti piace, che ti senti, che credi. In ogni
campo: sociale, politico, umanitario, religioso. Fatti
vedere, imprimi su ogni cosa il nostro sigillo: pia cere.
Piacere di far morire tutto ciò che non ci va. Di vederlo
tramontare e morire.
Amare ciò che ci piace, eliminare chi e ciò che ci
dispiace. Deve affermarsi nella vita solo chi ha il marchio
del piacere.
Non c’è altra realtà meritevole di vivere. Non stai forse
già agendo in questo senso? Ti pare proprio una realtà
così lontana da te? Basta poco. Non ti chiedo di uccidere.
Basta un po’ di indifferenza, di abitudine, di apatia, di non
partecipazione, un pizzico di non accoglienza, un “lasciatemi
stare e io vi lascio stare”, un non lasciarsi coinvolgere
da questa umanità.
Già questo ci permette di essere a buon punto, sono dei
buoni sigilli di garanzia del nostro trionfo.

Aggiungi se credi, un pizzico di rancore, qualche gelosia, piccoli ma efficaci pettegolezzi, storpiature e pregiudizi nei confronti di idee altrui.
Altri efficaci sigilli! Infine, quando sei già in questecose, lasciati andare, adagiati, di’ all’anima tua: riposati,sdraiati comoda e piacevole a goderti il meglio che c’è:
cioè, il rapporto con me.

BENEDETTO IL FRUTTO...


“Benedetto il frutto del Tuo seno, Gesù”

Un calice di cristallo, vuoto e/o pieno,
trasparente, con un bollino, tintinnante

Tintinnante: “tin - tin”.
Tintinnante: risonante.

(M.) Non ci siamo mai fatti tanti discorsi, tra noi. Poche
parole, ma con un effetto mirabilmente efficace.
Ci ascoltavamo, e poi ci si risentiva, sia io che Lui, nel
cuore. Una risonanza prodigiosa anche attraverso il nostro
vederci, e vivendo insieme. Tutte cose semplici, ma tintinnanti,
risuonanti delicatamente e profondamente nel cuore
di ognuno di noi. Anche oggi così è il mio parlare e il mio
ascoltare l’umanità.
Purtroppo quel tintinnio che pronuncio da sempre non
è ascoltato, in mezzo al turbinio e alle mille voci altisonanti.
Altre volte è mal interpretato, e mi fan dire di tutto,
tranne quello che volevo dire. Come è avvenuto per la formazione
di Lui nel mio seno, così ci vuole pazienza e
tempo, tanto tempo per questa gesta zione nel cuore dell’umanità,
per questa rinascita di Lui nel cuore dell’uomo.
Richiamo ogni uomo, con questo tintinnio riso nante, perché
ponga attenzione al lieto evento della propria rinascita.
Per essere lui pure un calice di cristallo, ora vuoto e ora
pieno, trasparente, con il segno chiaro di Lui, e tintinnante
lo squillo della propria autenticità: Gesù. Col mio tintinnio
richiamo al brindisi della festa eccezionale della riscoperta
di Gesù, il Cristo.


(L.) C’è l’hai già tu questo frutto del tuo seno.
Hai già tutto. Sei già battezzato, o credente, o onesto.

Che vuoi di più? Non ti basta?Che bisogno c’è di una riscoperta, di una rinascita?
Non vivi già tranquillo e beato?
Non sei già felice e contento, così?
Non sei già sistemato?
C’è l’hai già da tempo, questo frutto.
Ed è frutto del tuo seno.
È nel tuo cuore, è tuo.
È nella tua anima, è tuo.
È nella tua mente, è tuo.
Non lo canti, non lo professi, non lo osanni, non ci credi già?
Perché ripetere il suo nome?
Perché farlo risuonare?
Del suo nome non è già piena tutta la terra?
Non ne sei già pieno tu?
Non cerchi di fare il tuo meglio?
Non cerchi di dare tutto quello che sei?
Non sei abbastanza bravo?
Cosa ti manca?
Rispondi?
Ti manca qualcosa?
No!
Niente!
Con me hai tutto!
Tu sei con me e io sono tua!
Tua! Capisci? Tua!
È il massimo! Più di così non si può!
Fermati!